Sabato 1 settembre alle ore 17.30 incontro al "Centro Polivalente" di Sagliano Micca nel Biellese, dove si terrà una conversazione fra Roberto Gremmo ("Valsesia autonomista") e Gilberto Oneto sul nuovo libro di quest'ultimo: "L'iperitaliano- Biografia senza censure di Giuseppe Garibaldi". Il dibattito si terrà nell'ambito della 4° festa dell' Autonomia organizzata dal "Movimento Indipendentista Biellese" capeggiato da Giancarlo Ferrari. La festa autonomista , aperta a tutti , inizierà il 29 agosto e si concluderà il 2 settembre. Per tutte le serate cene con cucina tipica Biellese, musica ed intrattenimenti vari.
martedì 28 agosto 2007
martedì 14 agosto 2007
Promossa dai valdostani l’Euroregione ALP-MED
Il 58% dei valdostani ritiene molto o abbastanza importante la costituzione della nuova Euroregione Alp-med tra Valle d’Aosta, Liguria, Piemonte, Rhones-Alpes e Provence-Alpes-Cote d’Azur. Lo rivela un sondaggio realizzato dall’Istituto Piepoli, su commissione della Regione autonoma Valle d’Aosta, presentato oggi dal presidente, Luciano Caveri. Dalla rilevazione, realizzata mediante un campione di oltre 600 interviste, emerge inoltre che per il 15% dei valdostani la nascita del nuovo soggetto è “poco importante o per nulla importante” e il 27% non ha espresso un’opinione. L’iniziativa di cooperazione interregionale è l’attività di tipo internazionale della Regione che ottiene un livello più elevato di conoscenza (37%). Dalla stessa indagine si evidenzia che “il fatto di dare vita e di sviluppare sinergie con altre regioni rappresenti un corretto approccio nei confronti della politica europea” trova il 67% dei cittadini “molto” o “abbastanza d’accordo”. Quanto ai settori su cui dovrebbe maggiormente concretizzarsi il lavoro della nuova Euroregione, le maggiori indicazioni sono andate al settore turistico e, a seguire, alla sanità, ai trasporti, all’ambiente e alla cultura. Complessivamente l’operato della Valle d’Aosta nella gestione dei rapporti con l’Unione europea è gradito “molto” dall’11% dei valdostani, “abbastanza” dal 53%, “poco/per nulla” dal 22%. Il 14% non ha espresso opinione.
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sabato 4 agosto 2007
Alla UIL piace il Limonte
GENOVA. 4 LUG. La segreteria generale della Uil di Genova e della Liguria comunica che «il Patto di Noli, quello stipulato tra il presidente della Regione Liguria Claudio Burlando e la presidentessa del Piemonte Mercedes Bresso, sancisce ufficialmente un percorso che porterebbe alla creazione di una macroregione. La garanzia di servizi più efficienti e meno costosi per i cittadini, e di un risparmio per quanto concerne la gestione burocratica del territorio sono alte e fanno bene sperare i futuri limontesi. La Uil di Genova e della Liguria si dichiara interessata al sodalizio avviato dalle due regioni confinanti poiché questo tipo di federalismo unisce lo spirito sociale e cooperativo di una politica che va verso gli interessi della popolazione. Una nota di merito particolare va a quella parte dell’accordo che prevede la gestione congiunta dell’assistenza ospedaliera con la riduzione entro il 2009 delle liste d’attesa per le analisi diagnostiche. Importantissima è la creazione delle società miste per la viabilità e il sistema portuale con cui si ha necessità di affermare e consolidare i rapporti commerciali con l’Europa d’Oltralpe».
by LiguriaNotizie.it
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martedì 31 luglio 2007
Incontro ad Alassio
Martedì 31 luglio 2007 incontro ad Alassio con Roberto Priola, rappresentante di Terra Insubre. Appuntamento alle ore 19 dal "muretto" di Alassio.info: 3932781100 (Andrea) - info@obiettivonordovest.org
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lunedì 30 luglio 2007
Emma Bonino favorevole alla macroregione
“Penso che il progetto della regione Liguria di integrarsi col Piemonte sia molto positivo”: lo ha affermato il ministro per il Commercio internazionale, Emma Bonino, a Genova per firmare con il presidente della Regione, Claudio Burlando, un accordo di programma per l’internazionalizzazione delle imprese e per incontrare gli imprenditori coinvolti.“Questa è una Regione che ha capito prima di altre che l’internazionalizzazione è la chiave dello sviluppo e della crescita economica del futuro - ha proseguito la Bonino - Penso che questa sinergia col Piemonte possa offrire a entrambe le Regioni grandi possibilità di sviluppo economico”.“Come ministero ci sono cose che possiamo fare per sostenere questa strada - ha concluso - e siamo impegnati a farlo. Credo che la firma dell’accordo vada esattamente in questa direzione”.Nelll’occasione, il ministro ha presentato una missione “mista” Governo-Regioni in India a dicembre, cui la Liguria ha espresso l’intenzione a partecipare se ci sarà adesione da parte degli imprenditori: “È in corso una convenzione operativa per il 2007 che prevede circa 1,2 milioni di euro e ci sono 16 progetti operativi per la promozione delle aziende liguri nel Golfo, in Cina, Turchia e Russia, oltre a mercati tradizionali come Europa e Usa”
"Il secolo XIX"
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lunedì 23 luglio 2007
E’ nata l’Euroregione italo-francese
A Forte di Bard, in Valle d’Aosta, è nata ufficialmente l’Euroregione ‘Alpi-Mediterraneo’ che riunirà la Valle d’Aosta, il Piemonte e la Liguria, oltre che la Provenza Alpi Costa azzurra e Rhône-Alpes. La nuova entità è stata sottoscritta, con un protocollo d’intesa, dai presidenti regionali Luciano Caveri per la Valle d’Aosta, Mercedes Bresso per il Piemonte, Claudio Burlando per la Liguria, Michel Vauzelle per Provence Alpes Cotè d’Azur e Jean-Jacques Queyranne per Rhone Alpes.Questo nuovo organo territoriale, regolarmente previsto dal diritto comunitario, interesserà 17 milioni di abitanti. Le aree oggetto della sottoscrizione saranno unite nel dar vita ad una sorta di ente che fonderà la sua attività sulla cooperazione nei settori strategici dell’economia, dell’ambiente e delle politiche sociali. Per il presidente della regione Valle d’Aosta, Luciano Caveri “L’obiettivo è costituire finalmente un’entità di diritto comunitario a tutti gli effetti, capace di assumere tutte le funzioni, comprese quelle politiche, che abbiamo deciso di esercitare in comune”. Questa importante iniziativa è stata anticipata, sotto l’aspetto economico, dall’Euroregione delle “Alpi del Mare” voluta fortemente negli anni scorsi dalla Camera di commercio di Cuneo.
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domenica 22 luglio 2007
Agli altoatesini rimborsiamo ogni anno il 90% dell'Irpef e il 40% dell'Iva
Bisogna aumentare le tasse per ripianare i conti, tirare la cinghia e combattere l'evasione fiscale. Questa la storiella che il ministro dell'Economia, Tommaso Padoa-Schioppa, propina agli italiani ormai da un anno. Salvo poi scordarsela e scendere a compromessi - fiscali, s'intende - con il Trentino Alto Adige e avere in cambio il voto "salva Visco". Un patto che il ministro ha stretto al Senato con la Svp, il gruppo per le autonomie, che comprende, tra gli altri, i rappresentanti delle due province di Trento e Bolzano che, grazie allo statuto speciale, godono già di numerosi vantaggi rispetto alle altre regioni italiane.Vantaggi talmente convenienti da aver innescato la corsa al "secessionismo veneto" di tutti quei Comuni (vedi Cortina) che hanno subodorato l'affare. In una parola: Padoa-Schioppa, e con lui il premier Romano Prodi, hanno stretto il patto per dare concessioni ai più ricchi d'Italia. Un dato su tutti: Trento e Bolzano amministrano ogni anno più di 4 miliardi di euro ciascuna, una mini finanziaria rispetto alle cifre che confluiscono nelle casse provinciali italiane. Basti pensare che quella di Roma, che rappresenta 121 Comuni, 4 milioni di residenti e come estensione è circa il doppio della Valle D'Aosta, ha un bilancio di poco più di 600 milioni l'anno. La sproporzione è facilmente spiegabile con il fatto che, grazie all'autonomia statutaria, il 90% dell'intero ammontare Irpef versato allo Stato dal Trentino Alto Adige ma anche il 40% dell'Iva - rientra nelle casse di Trento e Bolzano.Le quali poi le rinvestono per la sanità, la scuola, le strade e le altre attività socio-economiche. Solo i magistrati e gli apparati militari restano a carico dello Stato. Uno studio dell'associazione artigiani di Mestre (Cgia), inoltre, dimostra che il saldo finanziario per il Trentino Alto Adige è addirittura in positivo. Cioè la differenza tra ciò che la Regione versa allo Stato e i soldi che rientrano alle Province autonome, è favorevole a queste ultime. I numeri? Il Trentino Alto Adige dà (dati 2005) allo Stato 4.391 euro per ciascun cittadino, ricevendone indietro da Roma ben 6.850. Il guadagno era di quasi 2.500 euro per ciascun abitante. Insomma, il compromesso c'è ed ha del paradossale per chi ha fatto della pressione fiscale il proprio cavallo di battaglia. Dal canto loro le Province autonome fanno il proprio lavoro salvaguardando gli interessi del loro elettorato, anche se il presidente del gruppo Svp al Senato, Oskar Peterlini, minimizza: «Ma quale accordo fiscale. Se mai abbiamo chiesto di rivedere gli indici degli studi di settore che stanno strangolando le piccole e medie imprese. Ma questo vale per tutta Italia. Come anche la questione della sburocratizzazione delle leggi». Peccato, però, che proprio in materia di pubblica amministrazione, il Trentino Alto Adige vanti il più grande apparato burocratico d'Italia: 16mila dipendenti, mille per la Regione, 6mila per la Provincia di Trento e 8mila per quella di Bolzano.Tradotto significa che ogni mille abitanti la provincia di Trento dispone di circa 13 dipendenti. Quella di Bolzano addirittura di 16 impiegati pubblici ogni mille abitanti. Ben oltre la media del resto delle province italiane, che è di circa 10 per ogni abitante. Poi ci sono 6mila dipendenti del settore sanità e 8mila insegnanti. Questi ultimi guadagnano quasi 3mila euro in più all'anno dei colleghi del resto d'Italia. Non solo. Lo stipendio medio degli impiegati pubblici è superiore del 30% rispetto a quello erogato nelle altre regioni. In ogni caso, in attesa che il patto "salva Visco" sortisca i suoi effetti benefici sull'economia trentina, un risultato lo ha già ottenuto. Quello di far riaccendere vecchi dissapori con la vicina regione Veneta. Il governatore azzurro, Giancarlo Galan, dopo aver letto i giornali è andato su tutte le furie: «Non sono sorpreso dall'atteggiamento ricattatorio, e indegno per qualsiasi rappresentanza parlamentare, assunto da alcuni esponenti della Svp. Spero che il governo non si presti a questo gioco». Compromesso che, però, già è andato in porto, mettendo i primi pensieri nella testa di Padoa-Schioppa, che avrebbe sussurrato al senatore Peterlini: «Dimmi solo quanto mi costerà quello che chiedete».
PIERGIORGIO LIBERATI
Libero 08/06/07
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martedì 17 luglio 2007
Asse Piemonte-Liguria, più treni per il mare
La richiesta inoltrata alle Ferrovie
ANDREA ROSSI
TORINO
Il Limonte - il progetto di cooperazione rafforzato tra Piemonte e Liguria - comincia dai treni. Almeno, così si direbbe, vista l’azione «a tenaglia» con cui ieri l’assessore piemontese ai Trasporti Daniele Borioli, e il suo collega ligure Luigi Merlo, si sono rivolti a Trenitalia per chiedere interventi urgenti sulle linee ferroviarie dei vacanzieri.Borioli ha preso carta e penna per scrivere all’amministratore delegato delle Ferrovie Mauro Moretti, al direttore Passeggeri regionale Giancarlo Laguzzi e al direttore Territoriale Claudio Teti. Invocando, al tempo stesso, azioni immediate e di lungo periodo: «Tanto per cominciare, chiediamo che si aggiungano carrozze ai treni che viaggiano nei fine settimana. Poi, che si vigili sulla pulizia, sul funzionamento dell’aria condizionata e dei servizi igienici. Insomma, si deve garantire ai passeggeri un viaggio sereno».Il resto, par di capire, non appartiene al presente. Non è realizzabile, oggi. Si tratterebbe di stravolgere l’attuale impianto della rete ferroviaria: treni, personale, organizzazione. «Il secondo piano d’interventi dovrà essere affrontato entro il prossimo anno - spiega Borioli -. Servono collegamenti migliori: è inaccettabile che non esista un treno rapido che congiunge Torino con il Ponente ligure. Chiediamo che, in previsione della prossima estate, le Ferrovie provvedano, almeno durante i fine settimana e in estate, a far viaggiare convogli rapidi».Concetti condivisi in pieno dall’assessore ai Trasporti ligure Merlo: «È da un anno che siamo impegnati in questa battaglia. Addirittura, su richiesta degli albergatori della Riviera, volevamo chiedere alle Ferrovie d’istituire treni speciali per i turisti. Il fatto è che viviamo una situazione d’emergenza: nei fine settimana siamo presi d’assalto, ma il nostro sistema di infrastrutture fatica a reggere l’urto».In Piemonte sul banco d’accusa, manco a dirlo, c’è il «Memorario», entrato in vigore nel 2002. Ancora Borioli: «Non ci piace. E nutriamo grandi perplessità anche sul versante pendolari. È un orario studiato per funzionare in condizioni, della rete e del servizio, che oggettivamente adesso non esistono». Insomma, i turisti del mare si rassegnino. Di miglioramenti, almeno fino alla prossima estate, non se ne parla. Saranno ancora sguardi sconsolati agli orari. E sibilline maledizioni ai milanesi, che ci mettono addirittura dieci minuti in meno dei torinesi per arrivare a Finale Ligure. Nonostante Milano sia 60 chilometri più distante dalla Riviera.Per non parlare dei bolognesi, che in un’ora e mezza sbarcano a Rimini: 122 chilometri (da Torino a Finale sono 160) solcati da ben 44 treni ogni giorno, tutti diretti, senza scali. Le fermate restano molte, tredici, ma il treno corre veloce. Non esistono binari unici - come lungo un bel tratto della Torino-Savona -: ritardi e attese così si riducono. Insomma, un bella differenza rispetto ai 19 convogli - di cui appena tre diretti - che da Torino raggiungono la Riviera di Ponente. Resta davvero arduo scovare collegamenti così travagliati. Anche la Versilia sorride ai fiorentini più della Liguria ai torinesi. Da Firenze, 35 treni al giorno - di cui 22 diretti - portano a Viareggio. Non è una tratta rapida: un’ora e mezza - come Bologna-Rimini - per 102 chilometri. Sempre meglio, però, delle 2 ore e 45 minuti che servono per macinare 160 chilometri e accomodarsi sotto l’ombrellone di una spiaggia di Finale.«Si avvisano i signori viaggiatori»: il volume scritto dal giornalista de La Stampa Fiorenzo Panero.Le tratte infinite: 20 fermate per arrivare ad Alassio, 14 per Rapallo. E i treni veloci spariti da anni.Cinque ore per raggiungere Sanremo tra intoppi, treni stipati e caldo. E quando si arriva le spiagge sono zeppe.
Il Limonte - il progetto di cooperazione rafforzato tra Piemonte e Liguria - comincia dai treni. Almeno, così si direbbe, vista l’azione «a tenaglia» con cui ieri l’assessore piemontese ai Trasporti Daniele Borioli, e il suo collega ligure Luigi Merlo, si sono rivolti a Trenitalia per chiedere interventi urgenti sulle linee ferroviarie dei vacanzieri.Borioli ha preso carta e penna per scrivere all’amministratore delegato delle Ferrovie Mauro Moretti, al direttore Passeggeri regionale Giancarlo Laguzzi e al direttore Territoriale Claudio Teti. Invocando, al tempo stesso, azioni immediate e di lungo periodo: «Tanto per cominciare, chiediamo che si aggiungano carrozze ai treni che viaggiano nei fine settimana. Poi, che si vigili sulla pulizia, sul funzionamento dell’aria condizionata e dei servizi igienici. Insomma, si deve garantire ai passeggeri un viaggio sereno».Il resto, par di capire, non appartiene al presente. Non è realizzabile, oggi. Si tratterebbe di stravolgere l’attuale impianto della rete ferroviaria: treni, personale, organizzazione. «Il secondo piano d’interventi dovrà essere affrontato entro il prossimo anno - spiega Borioli -. Servono collegamenti migliori: è inaccettabile che non esista un treno rapido che congiunge Torino con il Ponente ligure. Chiediamo che, in previsione della prossima estate, le Ferrovie provvedano, almeno durante i fine settimana e in estate, a far viaggiare convogli rapidi».Concetti condivisi in pieno dall’assessore ai Trasporti ligure Merlo: «È da un anno che siamo impegnati in questa battaglia. Addirittura, su richiesta degli albergatori della Riviera, volevamo chiedere alle Ferrovie d’istituire treni speciali per i turisti. Il fatto è che viviamo una situazione d’emergenza: nei fine settimana siamo presi d’assalto, ma il nostro sistema di infrastrutture fatica a reggere l’urto».In Piemonte sul banco d’accusa, manco a dirlo, c’è il «Memorario», entrato in vigore nel 2002. Ancora Borioli: «Non ci piace. E nutriamo grandi perplessità anche sul versante pendolari. È un orario studiato per funzionare in condizioni, della rete e del servizio, che oggettivamente adesso non esistono». Insomma, i turisti del mare si rassegnino. Di miglioramenti, almeno fino alla prossima estate, non se ne parla. Saranno ancora sguardi sconsolati agli orari. E sibilline maledizioni ai milanesi, che ci mettono addirittura dieci minuti in meno dei torinesi per arrivare a Finale Ligure. Nonostante Milano sia 60 chilometri più distante dalla Riviera.Per non parlare dei bolognesi, che in un’ora e mezza sbarcano a Rimini: 122 chilometri (da Torino a Finale sono 160) solcati da ben 44 treni ogni giorno, tutti diretti, senza scali. Le fermate restano molte, tredici, ma il treno corre veloce. Non esistono binari unici - come lungo un bel tratto della Torino-Savona -: ritardi e attese così si riducono. Insomma, un bella differenza rispetto ai 19 convogli - di cui appena tre diretti - che da Torino raggiungono la Riviera di Ponente. Resta davvero arduo scovare collegamenti così travagliati. Anche la Versilia sorride ai fiorentini più della Liguria ai torinesi. Da Firenze, 35 treni al giorno - di cui 22 diretti - portano a Viareggio. Non è una tratta rapida: un’ora e mezza - come Bologna-Rimini - per 102 chilometri. Sempre meglio, però, delle 2 ore e 45 minuti che servono per macinare 160 chilometri e accomodarsi sotto l’ombrellone di una spiaggia di Finale.«Si avvisano i signori viaggiatori»: il volume scritto dal giornalista de La Stampa Fiorenzo Panero.Le tratte infinite: 20 fermate per arrivare ad Alassio, 14 per Rapallo. E i treni veloci spariti da anni.Cinque ore per raggiungere Sanremo tra intoppi, treni stipati e caldo. E quando si arriva le spiagge sono zeppe.
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lunedì 16 luglio 2007
Le autorità portuali liguri lanciano l'allarme: siamo al collasso
Sono le Ferrovie il nodo che al momento penalizza il sistema portuale ligure, dal quale transita il 50% dell'import-export italiano via nave. Sui binari va solo una quota delle merci movimentate che oscilla tra il 15% e il 30 per cento. Gli operatori del settore sono in allarme: «Il sistema regge a stento ed è prossimo alla paralisi». È quanto emerge dal Forum sulla logistica e le infrastrutture organizzato da «Il Sole-24 Ore NordOvest».Intorno a un tavolo sono stati messi a confronto i presidenti delle tre Autorità Portuali (Giovanni Novi di Genova, Cirillo Orlandi della Spezia, Rino Canavese di Savona); l'assessore ai Porti e alle Infrastrutture della Regione Liguria, Luigi Merlo; i presidenti di Assoterminal, Luigi Negri, e di Unioncamere Liguria, Paolo Odone. Al Forum, coordinato dai giornalisti de «Il Sole-24 Ore NordOvest» era presente anche Oliviero Baccelli, vicedirettore del Certet-Bocconi che ha appena pubblicato il libro "Porti italiani. Strategie per l'autonomia finanziaria e l'intermodalità" (Egea-Bocconi, Milano).Sotto la lente sono finiti i limiti di sviluppo dell'intero sistema del trasporto marittimo, su cui - per di più - gravano le carenze infrastrutturali e il ritardo delle grandi opere (il Terzo valico su tutte). «I costi del "non fare" nel settore sono elevatissimi», come ha ricordato Oliviero Baccelli del Certet. Ed è sull'autonomia finanziaria e sulla effettiva capacità di essere sistema che si potrà giocare il futuro della portualità ligure. Il gettito fiscale prodotto dai tre scali sfiora i 4 miliardi: entro il 22 marzo è atteso il decreto interministeriale che quantificherà di quanto potranno disporre le Authority, destinando così cifre importanti allo sviluppo delle infrastrutture.L'attuale situazione di stallo - concordano gli operatori - penalizza la competitività non solo della Liguria, ma di tutto il Nord-Ovest: 800mila teus all'anno (per un totale di Iva non incassata intorno ai 2 miliardi di euro) prendono la via dei porti del NordEuropa. Da qui il forte richiamo all'efficienza rivolto alle Ferrovie dello Stato.
Il Sole 24 ORE
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Porti, così dilapidano la ricchezza
Gettiti fiscali a senso unico dalla Liguria a Roma. E il Nord Europa si beve il 70% delle merci
I soli porti liguri producono ogni anno quasi 4 miliardi di euro di gettito fiscale, l’equivalente di una media manovra finanziaria, con un incremento del 26,5% fra il 2005 e il 2006. Una quota consistente di questo gettito è assicurata dai terminal container: basti pensare che la sola entrata in servizio del terminal container di Vado produrrebbe per lo Stato un maggiore gettito per 546 milioni di euro. Per contro, risulta drammatico il bilancio dei danni prodotti dal dirottamento delle merci destinate al mercato italiano e sbarcate nei porti del nord Europa. A fronte di merci importate attraverso il sistema portuale ligure per un valore complessivo di 22,3 miliardi di euro (7,9 miliardi trasportati in container), risulta plausibile che circa il 70% delle merci destinate al nord Italia sbarchi in altri porti comunitari: la perdita di gettito all’agenzia delle dogane è stata di 570 milioni di euro, quella relativa alle tasse portuali di 143 milioni; mentre la perdita di gettito Iva oscilla tra i 4 e i 6 miliardi di euro all’anno. Sono solo alcuni dei particolari che emergono dal rapporto Certet Bocconi sui porti liguri commissionato dalle tre Authority presentato ieri a Milano. La ricerca evidenzia come da tempo i principali paesi europei abbiano dotato i loro porti di autonomia finanziaria, rovesciando l’approccio che tende a sopravvivere in Italia: i porti sono quindi una risorsa e non un costo. Nel 2005 ben il 48,7% della merce containerizzata importata dall’Italia è transitata dai porti liguri. Nello stesso anno, il valore del traffico containerizzato in ingresso nei porti di Genova, La Spezia e Savona è stato pari a 7,9 miliardi di euro. Un miliardo e mezzo di investimento in nuove infrastrutture portualiliguri produrrebbe un gettito annuale di 1,3 miliardi di euro, in termini di Iva e tasse portuali. Lo studio di Certet Bocconi, condotto dai professori Lanfranco Senne Oliviero Baccelli, ha quindi posto le premesse per una riflessione complessiva sul tema del finanziamento delle infrastrutture facendo emergere il ruolo dei porti come potenziale elemento di sviluppo anche delle infrastrutture logistiche (comprese quelle ferroviarie) ai porti interconnesse. Il volume totale delle merci importate attraverso il sistema ligure ha raggiunto nel 2006 il valore di 22 miliardi e 346 milioni di euro, garantendo un gettito fiscale di 3 miliardi e 954 milioni. E proprio queste risorse potrebbero essere la base di una nuova e più estesa autonomia finanziaria delle Autorità portuali (rappresentate a Milano dai tre presidenti Giovanni Novi di Genova, Cirillo Orlandi della Spezia e Rino Canavese di Savona), ma anche di un ripensamento del ruolo di sistema delle stesse Autorità portuali. Come ha ricordato ieri l’assessore regionale ligure ai Trasporti, Luigi Merlo, con un anno e mezzo di gettito fiscale dei porti liguri, sarebbe integralmente finanziato il Terzo Valico Genova Milano di cui la Regione ha ribadito la strategicità. «Farò avere il libro con questi dati a tutti i presidenti delle Regioni e alle commissioni trasporti di Camera e Senato - ha annunciato lo stesso Merlo - perché il dossier contiene dati che dovrebbero trovare accoglienza nella nuova legge di riforma del sistema portuale, che superi la 84 del 1994. Cosi come la portualità italiana ha avuto una prima rivoluzione negli anni Novanta con l’autonomia funzionale - ha aggiunto l’assessore Merlo - ora nuovo slancio può arrivare solo da una autonomia finanziaria. È chiaro che con un modello virtuoso i porti sarebbero in grado di finanziarie non solo le infrastrutture portuali ma anche quelle stradali e ferroviarie, come nel caso del Terzo Valico». Il problema è naturalmente politico e all’affermazione di una strategia comune della Liguria non contribuiscono certo i rapporti interni, piuttosto tesi in seguito alle polemiche esplose dopo la scelta di Novi di accettare una delle cinque vice presidenze di Assoporti. Federalismo contrapposto a centralismo. La strategia ligure è giustificata dai fatti: il sistema di tassazione italiano genera un gettito complessivo inferiore rispetto ai sistemi spagnolo e francese; alle Autorità portuali italiane spetta una quota ridotta del gettito complessivo, cosa che non avviene in Spagna e Francia. Il primo aspetto conferma l’inadeguatezza del sistema di tassazione attualmente in vigore nell’ordinamento italiano. Importi unitari dei diritti marittimi non aggiornati, unitamente ad uno sbilanciamento del sistema di tassazione verso i canoni demaniali, fa sì che il prelievo fiscale legato ai traffici marittimi sia limitato e inferiore rispetto alle altre realtà europee. Il secondo aspetto mette in evidenza un’ulteriore problematica dell’ordinamento italiano, vale a dire quella relativa alla ripartizione del gettito dei diritti marittimi tra Stato e Autorità Portuali. Ciò riduce drasticamente le risorse finanziarie a disposizione delle Autorità Portuali e rende queste ultime maggiormente dipendenti dai finanziamenti statali, ostacolando la programmabilità della gestione. La comparazione con le principali realtà a livello europeo, evidenziano come le Authority italiane siano dotate di risorse finanziarie inadeguate.
Secolo XIX
alle
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